Le origini contraffatte del Nuovo Testamento

Le origini contraffatte del Nuovo Testamento

Quando ho letto questo articolo sono rimasto a bocca aperta, leggetelo anche voi, non dovete assolutamente perderlo. Se solo la decima parte di quando scritto fosse vero?, non oso pensarci.

Leggete e commentate, se volete.

Questo articolo e tratto dal sito – http://www.xmx.it/nuovo-testamento.htm

Breve nota di XmX

Quando ho letto per la prima volta questo articolo su Nexus Magazine mi è quasi preso un colpo…  Una cosa come questa, chiara e documentatissima, gli Italiani che non conoscono l’Inglese non la leggeranno mai…  E così l’ho tradotta.  Non per spirito anticlericale – ce n’è già abbastanza di notizie vergognose sulla Chiesa – ma perché il pezzo può davvero liberare la mente da tante sciocchezze, e può aiutarci a recuperare il vero senso del divino, e una immagine del Cristo più vera.  Buona lettura.              

 

Le origini contraffatte del Nuovo Testamento
di Tony Bushby, da Nexus Magazine

  Cosa la Chiesa non vuole che tu sappia

È stato spesso enfatizzato il fatto che la Cristianità è diversa da ogni altra religione, poiché essa è tale per indiscutibili eventi accaduti entro un breve periodo di tempo, circa 20 secoli fa.  Quelle storie sono presentate nel Nuovo Testamento e, come le nuove prove dimostrano, diverrà chiaro che esse non rappresentano la realtà storica.  La Chiesa è d’accordo, dicendo:
“Le nostre fonti documentali di conoscenza sulle origini della Cristianità e i suoi recenti sviluppi, sono principalmente le Scritture del Nuovo Testamento, l’autenticità delle quali noi dobbiamo, in larga misura, ritenere per certa.” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, p. 712)

La Chiesa fa straordinarie ammissioni sul suo Nuovo Testamento.  Per esempio, quando discute l’origine di quelle scritture, “il più eminente corpo di opinioni accademiche mai assemblato” (Catholic Encyclopedias, Preface), ammette che i Vangeli “non risalgono al primo secolo dell’era Cristiana” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, p. 137, pp. 655-6).  Questa affermazione è in conflitto con le asserzioni del clero che i primi Vangeli furono progressivamente scritti nei decenni successivi alla morte di Gesù Cristo.  In una annotazione a parte, la Chiesa aggiunge che “i più remoti manoscritti ancora esistenti [del Nuovo Testamento], in effetti, non è più antica della metà del quarto secolo dopo Cristo” (Catholic Encyclopedia, op. cit., pp. 656-7).  Vale a dire, qualcosa come 350 anni dopo il tempo in cui la Chiesa afferma che un Gesù Cristo ha camminato sulle sabbie della Palestina, e qui la vera storia delle origini Cristiane scivola in uno dei più grandi buchi neri della storia.  C’è comunque una ragione perché non c’erano Nuovi Testamenti fino al quarto secolo: essi non erano stati scritti fino ad allora, e qui noi troviamo la prova della più grande errata rappresentazione di tutti i tempi.

Fu il britannico Flavio Costantino (Costantino, originariamente Custennyn or Custennin) (272-337) che autorizzò la compilazione delle scritture ora chiamate Nuovo Testamento.  Dopo la morte di suo padre nel 306, Costantino divenne Re di Britannia, Gallia e Spagna, e poi, dopo una serie di battaglie vittoriose, Imperatore dell’Impero Romano.  Gli storici Cristiani danno poco o nessun conto dei tumulti del tempo e sospendono Costantino nell’aria, libero da tutti gli eventi che avvengono attorno a lui.  In verità, uno dei maggiori problemi di Costantino erano il disordine incontrollabile fra i sacerdoti e le loro fedi in numerosi dei.
La maggior parte degli scrittori Cristiani dei nostri giorni sopprime la verità sullo sviluppo della loro religione e nasconde gli sforzi di Costantino di frenare il carattere disdicevole dei presbiteri che oggi chiamiamo “Padri della Chiesa” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1).  Essi erano “impazziti”, egli disse (Life of Constantine, attribuito a Eusebius Pamphilius di Caesarea, c. 335, vol. iii, p. 171; I Padri Nicenei e Post-Nicenei, citati come N&PNF, attribuito a S. Ambrogio, Rev. Prof. Roberts, DD, e Principal James Donaldson, LLD, editors, 1891, vol. iv, p. 467).  Il “peculiare tipo di oratoria” da essi esposta era una sfida alla composizione di un ordine religioso (The Dictionary of Classical Mythology, Religion, Literature and Art, Oskar Seyffert, Gramercy, New York, 1995, pp. 544-5).  Antichi documenti rivelano la vera natura dei presbiteri, e la scarsa considerazione nella quale essi erano tenuti è stata abilmente soppressa dai moderni storici della Chiesa. In realtà essi erano: “…i più rozzi individui, insegnanti strani paradossi.  Essi dichiaravano apertamente che soltanto un ignorante era adatto ad ascoltare i loro discorsi … essi non si presentavano mai nei circoli dei più saggi e dei migliori, ma sempre avevano cura di intromettersi fra l’ignorante e l’incolto, girovagando attorno per raggirare [qualcuno] in fiere e mercati … essi infioravano i loro poveri libri con il grasso di vecchie favole … e ancor meno si facevano comprendere … e scrivevano assurdità sulla pergamena … [and still be doing, never done.]” (Contra Celsum, Origene di Alessandria, c. 251, Bk I, p. lxvii, Bk III, p. xliv, passim)

Gruppi di presbiteri avevano elaborato “molti dèi e molti signori” (1 Cor. 8:5) ed esistevano numerose sette, ognuna con differenti dottrine (Gal. 1:6).  Gruppi di presbiteri si scontravano sugli attributi dei loro vari dèi, e “un altare era contro un altro altare” nel competersi l’ascolto del pubblico (Optatus di Mileve, 1:15, 19, inizio del quarto secolo).  Dal punto di vista di Costantino, c’erano diverse fazioni che dovevano essere soddisfatte, ed egli si propose di sviluppare una religione onnicomprensiva durante un periodo di disordine irriverente.  In un era di grossolana ignoranza, con nove decimi della popolazione dell’Europa di analfabeti, la stabilizzazione di fazioni religiose dissidenti era solo uno dei problemi di Costantino.  La facile generalizzazione, che così tanti storici sono pronti a ripetere, che Costantino “abbracciò la religione Cristiana” e successivamente garantì la “tolleranza ufficiale” è “contraria al fatto storico” e dovrebbe essere cancellata per sempre dalla nostra letteratura (Catholic Encyclopedia, Pecci ed., vol. iii, p. 299, passim).  Semplicemente, non c’era una religione Cristiana al tempo di Costantino, e la Chiesa ammette che la favola della sua “conversione” e “battesimo” è “interamente leggendaria” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xiv, pp. 370-1).
Costantino “non acquisì mai una solida conoscenza teologica” e “dipese pesantemente dai suoi consiglieri nelle questioni religiose” (Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. xii, p. 576, passim).  Secondo Eusebio [di Cesarea] (260-339), Costantino notò che fra le fazioni dei presbiteri “la discordia era assai grave, e fu necessaria una azione vigorosa per stabilire una situazione più religiosa”, ma egli non fu in grado di portare ad un accordo fra le fazioni religiose rivali (Life of Constantine, op. cit., pp. 26-8).  I suoi consiglieri lo avvisarono che le religioni dei presbiteri erano “destituite di fondamento” e necessitavano di una stabilizzazione ufficiale (ibid.).

Costantino in questo confuso sistema di dogmi frammentari vide l’opportunità di creare una nuova e unita religione di Stato, neutrale nel concetto, e protetta dalla legge.  Quando egli conquistò l’Est nel 324, inviò il suo consigliere religioso Spagnolo, Osio di Cordova, ad Alessandria con missive ai diversi vescovi, esortandoli a far pace fra loro.  La missione fallì e Costantino, probabilmente su suggerimento di Osio, emise allora un decreto comandando a tutti i presbiteri e ai loro subordinati “di montare su asini, muli e cavalli di pubblica proprietà, e mettersi in viaggio fino alla città di Nicea” nella provincia Romana di Bitinia, in Asia Minore.  Gli fu detto di portare con loro le testimonianze che essi proclamavano alle folle, “avvolte nel cuoio” per proteggerle nel lungo viaggio, e consegnarsi a Costantino al loro arrivo a Nicea (The Catholic Dictionary, Addis and Arnold, 1917, “Council of Nicaea” annotazione).  Le loro scritture ammontavano a “in tutto, duemiladuecentotrentuno rotoli fra storie leggendarie di dèi e salvatori, insieme con una versione scritta delle dottrine da essi proclamate” (Life of Constantine, op. cit., vol. ii, p. 73; N&PNF, op. cit., vol. i, p. 518).

Il Primo Concilio di Nicea e i “documenti perduti”

Così, la prima assemblea ecclesiastica della storia fu raccolta, ed è oggi conosciuta come il Concilio di Nicea.  Fu un evento bizzarro, che fornì molti dettagli del primo pensiero ecclesiastico, e da’ una chiara raffigurazione del clima intellettuale prevalente a quel tempo.  Fu in quell’assemblea che nacque la Cristianità, e le conseguenze delle decisioni prese allora sono difficili da calcolare.  Circa quattro anni prima di presiedere il Concilio, Costantino era stato iniziato all’ordine religioso del Sol Invictus uno dei due floridi culti che riguardavano il Sole come unico e Supremo Dio (l’altro era il Mitraismo).  A causa della sua adorazione del Sole, egli ordinò ad Eusebio di convocare la prima di tre sessioni nel solstizio d’estate, il 21 Giugno del 325 (Catholic Encyclopedia, New Edition, vol. i, p. 792), e fu “tenuta in una sala nel palazzo di Osio” v(Ecclesiastical History, Bishop Louis Dupin, Paris, 1686, vol. i, p. 598).  In un resoconto degli atti del conclave dei presbiteri radunati a Nicea, Sabin, Vescovo di Eraclea, che era nel pubblico, disse, “Eccetto Costantino stesso e Eusebio Panfilio, essi erano un gruppo di illetterati, creature semplici che non comprendevano nulla” (Secrets of the Christian Fathers, Bishop J. W. Sergerus, 1685, ristampa del 1897).
Questa è un’altra chiara confessione dell’ignoranza e della credulità acritica dei primi ecclesiastici.  Il Dr. Richard Watson (1737-1816), uno storico Cristiano disilluso e ex Vecovo di Llandaff nel Galles (1782), si riferisce ad essi come “un insieme di idioti farfuglianti” (An Apology for Christianity, 1776, ristampa del 1796; anche, Theological Tracts, Dr Richard Watson, “On Councils” annotazione, vol. 2, London, 1786, ristampa corretta del 1791).  Dalla sua approfondita ricerca sui concili della Chiesa, il Dr. Watson concluse che “il clero al Concilio di Nicea era tutto sotto il potere del diavolo, e l’accordo fu raggiunto dalla più bassa marmaglia, e favorì la più spregevole abominazione” (An Apology for Christianity, op. cit.).  Quel puerile gruppo di uomini fu il responsabile dell’inizio di una nuova religione e della creazione teologica di Gesù Cristo.
La Chiesa ammette che elementi vitali degli atti di Nicea sono “stranamente assenti dai canoni” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, p. 160).  Vedremo tra poco cosa è accaduto a tali parti.  Comunque, secondo i documenti superstiti, Eusebio “occupava il primo seggio alla destra dell’imperatore e fece il discorso inaugurale a suo beneficio” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. v, pp. 619-620).  Non c’erano presbiteri Britannici al concilio, ma molti delegati Greci.  “Settanta vescovi orientali” rappresentavano le fazioni asiatiche, e un piccolo numero proveniva da altre aree (Ecclesiastical History, ibid.).  Cecilio di Cartagine aveva viaggiato dall’Africa, Paphnutius di Tebe dall’Egitto, Nicasio di Digione dalla Gallia, Donnus di Stridon proveniente dalla Pannonia.

Fu a quella puerile assemblea, e con così tanti culti rappresentati, che un totale di 318 “vescovi, preti, diaconi, suddiaconi, accoliti ed esorcisti” si radunarono a discutere e decidere su un sistema di fede unificato che contemplasse un solo dio (An Apology for Christianity, op. cit.).  Da quel momento, un enorme assortimento di “testi primitivi” (Catholic Encyclopedia, New Edition, “Gospel and Gospels”) circolò fra i presbiteri che peroravano una gran varietà di dèi e dee orientali e occidentali: Jove, Jupiter, Salenus, Baal, Thor, Gade, Apollo, Juno, Aries, Taurus, Minerva, Rhets, Mitra, Theo, Fragapatti, Atys, Durga, Indra, Nettuno, Vulcano, Kriste, Agni, Croesus, Pelides, Huit, Hermes, Thulis, Thammus, Eguptus, Iao, Aph, Saturno, Gitchens, Minos, Maximo, Hecla e Phernes (God’s Book of Eskra, anon., ch. xlviii, paragraph 36).
Fino al Primo Concilio di Nicea l’aristocrazia Romana adorava principalmente due dei Greci, Apollo e Zeus, ma la gran massa del popolo idolatrava Giulio Cesare o Mitra (la versione romanizzata della deità Persiana Mitra).  Cesare era stato deificato dal Senato Romano dopo la sua mote (15 Marzo 44 AC) e successivamente aveva venerato “il Divino Giulio”.  Al suo nome fu aggiunta la parola “Salvatore”, che significava letteralmente “colui che sparge il seme”, cioè era un dio fallico.  Giulio Cesare era acclamato come “Dio resosi manifesto e Salvatore dell’intero genere umano” (Man and his Gods, Homer Smith, Little, Brown & Co., Boston, 1952).  L’imperatore Nerone (54-68), il cui nome originario era Lucio Domizio Enobarbaro (37-68), fu immortalato sulle sue monete come “Salvatore dell’umanità” (ibid.).  Il Divino Giulio come Salvatore Romano e “Padre dell’Impero” fu considerato “Dio” dal basso popolo per più di 300 anni.  Egli era la divinità in qualcuno dei testi dei presbiteri occidentali, ma non era riconosciuto dalle scritture levantine o orientali.

L’intento di Costantino a Nicea era di creare un dio interamente nuovo per il suo impero, il quale avrebbe unito tutte le sette religiose sotto una sola deità.  Ai presbiteri fu chiesto di dibattere e decidere chi sarebbe stato il loro nuovo dio.  I delegati discussero tra loro, esprimendo le proprie ragioni per l’inclusione di particolari scritture che promuovevano le migliori peculiarità della propria deità.  Per tutto il tempo dell’assemblea, le fazioni urlanti erano immerse in accesi dibattiti, e furono proposti i nomi di 53 dèi per essere discussi.  “Tuttavia nessun Dio fu scelto dal concilio, e così essi votarono su quel punto…  Le votazioni durarono un anno e cinque mesi…” (God’s Book of Eskra, Prof. S. L. MacGuire’s translation, Salisbury, 1922, chapter xlviii, paragraphs 36, 41).
Al termine di quel periodo, Costantino ritornò all’assemblea per scoprire che i presbiteri non si erano accordati su nessuna nuova divinità, ma dalle votazioni era scaturita la candidatura di cinque possibilità: Cesare, Krishna, Mitra, Horus e Zeus (Historia Ecclesiastica, Eusebius, c. 325).  Costantino era lo spirito che dettava le regole a Nicea, e decise di dar loro un nuovo dio.  Per coinvolgere la fazione Britannica decise che il nome del grande dio druidico Hesus, fosse congiunto con quello del dio salvifico degli Orientali, Krishna (Krishna è la parola Sanscrita per Cristo), e così Hesus Krishna sarebbe stato il nome ufficiale del nuovo dio Romano.  Fu con una votazione per alzata di mano (167 voti contro 157) che entrambe le divinità divennero un unico Dio.  Seguendo una antica consuetudine pagana, Costantino utilizzò la riunione ufficiale e l’apoteosi Romana per decretare legalmente la glorificazione di due divinità come una sola, e lo fece col consenso democratico.  Un nuovo dio fu proclamato e “ufficialmente” ratificato da Costantino (Acta Concilii Nicaeni, 1618).  Quell’atto puramente politico di deificazione effettivamente e legalmente piazzò Hesus e Krishna fra gli dèi Romani, come uno individuale e composito.  Questa astrazione era adatta alla vita mondana, a dottrine amalgamate per la nuova religione dell’Impero.  E poiché fino a circa il nono secolo non esistette la lettera “J”, solo successivamente il nome evolse in “Jesus Christ”.

Come furono creati i Vangeli

Costantino quindi ordinò a Eusebio di organizzare la compilazione di una raccolta uniforme di nuove scritture, sviluppate dagli aspetti principali dei testi religiosi che erano stati presentati al concilio.  Le sue istruzioni furono: “Cercate in questi libri, e se c’è del buono tenetelo, ma se qualunque cosa che sia cattiva, gettatela via.  Ciò che è buono in un libro, unitelo a ciò che c’è di buono in un altro libro.  E qualsiasi cosa sia così messa assieme dovrà essere chiamato ‘Il Libro Dei Libri’.  Ed esso dovrà essere la dottrina del mio popolo, che io affiderò a tutte le nazioni, le quali non dovranno più farsi guerra per fini religiosi.” (God’s Book of Eskra, op. cit., chapter xlviii, paragraph 31).

“Fai che si meraviglino” disse Costantino, e “i libri verranno scritti di conseguenza” (Life of Constantine, vol. iv, pp. 36-39).  Eusebio amalgamò le “favole leggendarie di tutte le dottrine religiose del mondo messe assieme come una sola”, basandosi sui miti degli dèi tratti dai manoscritti dei presbiteri.  Fondendo le storie divine soprannaturali di Mitra e Krishna con le credenze dei Caldei Britannici, unì assieme efficacemente le orazioni dei presbiteri Orientali e Occidentali “a formare un nuovo credo universale” (ibid.).  Costantino riteneva che la raccolta amalgamata di miti avrebbe unito le varie e opposite fazioni religiose sotto una narrazione rappresentativa.  Allora Eusebio dispose che gli scribi producessero “cinquanta sontuose copie … scritte su pergamena in modo leggibile, e in una comoda forma portatile, da scribi professionali pienamente esperti della loro arte” (ibid.).  “Questi ordini,” dice Eusebio “sono stati seguiti dalla immediata esecuzione del lavoro stesso … gli abbiamo inviato [a Costantino] i volumi rilegati magnificamente e con cura, in forma ripiegata a tre e quattro pieghe” (Life of Constantine, vol. iv, p. 36).  Essi erano le “Nuove Testimonianze”, e questa è la prima menzione (c. 331) del Nuovo Testamento nei documenti storici.
Con i suoi ordini eseguiti, Costantino allora decretò che le Nuove Testimonianze da allora in poi sarebbero state chiamate la “parola del Dio Salvatore Romano” (Life of Constantine, vol. iii, p. 29) e inviate d’ufficio a tutti i presbiteri predicanti dell’Impero Romano.  Egli quindi ordinò che tutti i primi manoscritti e gli atti del concilio fossero “bruciati” e dichiarò che “ogni uomo trovato a nascondere scritture dovrà essere strappato dalle sue spalle” (cioè impiccato) (ibid.).  Come dimostra il documento, le scritture presbiteriane precedenti il Concilio di Nicea non esistono più, tranne qualche frammento superstite.
Sono sopravvissuti anche alcuni atti del concilio, ed essi procurano allarmanti ramificazioni per la Chiesa.  Qualche vecchio documento dice che il Primo Concilio di Nicea terminò a metà Novembre del 326, mentre altri dicono che la lotta per fissare un dio fu così feroce che si protrasse “per quattro anni e sette mesi” dal suo inizio nel Giugno del 325 (Secrets of the Christian Fathers, op. cit.).  Senza curarci di quando esso finì, la brutalità e violenza che lo circondò furono nascoste sotto il lucente titolo “Grande e Santo Sinodo”, assegnato all’assemblea dalla Chiesa nel 18° secolo.  I Primi Ecclesiastici, comunque, espressero un’opinione diversa.

Il Secondo Concilio di Nicea nel 786-87 biasimò il Primo Concilio di Nicea come “un sinodo di stupidi e folli” e cercò di abrogare “decisioni prese da uomini con cervelli turbati” (History of the Christian Church, H. H. Milman, DD, 1871).  Se poi ci si prende la briga di leggere i documenti del Secondo Concilio di Nicea, e nota gli accenni a “vescovi spaventati” e i “soldati” necessari a “acquietare i comportamenti”, la dichiarazione “stupidi e folli” apparirà sicuramente un esempio del [modo di dire] ‘senti chi parla!’.
Costantino morì nel 337, e lo sviluppo di molte di quelle che ora erano chiamate credenze neo-pagane in un nuovo sistema religioso, aveva portato molti convertiti.  Più tardi gli scrittori della Chiesa lo descrissero come “il grande campione della Cristianità” che gli diede “status legale come la religione dell’Impero Romano” (Encyclopedia of the Roman Empire, Matthew Bunson, Facts on File, New York, 1994, p. 86).
I documenti storici svelano che questo è inesatto, fu l’ “interesse personale” che lo guidò a creare la Cristianità (A Smaller Classical Dictionary, J. M. Dent, London, 1910, p. 161).  Tuttavia essa non fu chiamata “Cristianità” fino al 15° secolo (How The Great Pan Died, Professor Edmond S. Bordeaux [Vatican archivist], Mille Meditations, USA, MCMLXVIII, pp. 45-7).
Ne corso dei secoli successivi, le “Nuove Testimonianze” di Costantino furono espanse, furono aggiunte “interpolazioni” e incluse altre scritture (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, pp. 135-137; also, Pecci ed., vol. ii, pp. 121-122).  Per esempio, nel 397 Giovanni Crisostomo [detto] “bocca-d’oro”, riorganizzò le scritture di Apollonio di Tiana, un saggio vagante del primo secolo, rendendole parte delle Nuove Testimonianze (Secrets of the Christian Fathers, op. cit.).  Il nome latinizzato di Apollonio Paolo, (A Latin-English Dictionary, J. T. White and J. E. Riddle, Ginn & Heath, Boston, 1880), e la Chiesa oggi chiama quelle scritture le Epistole di Paolo. Il servitore personale di Apollonio, Damis, uno scriba Assiro, è il Dema nel Nuovo Testamento (2 Tim. 4:10).

La gerarchia della Chiesa conosce la verità sull’origine delle sue Epistole.  Il Cardinale Bembo (-1547), segretario del Papa Leone X (-1521), raccomandò al suo collega Cardinale Sadoleto di trascurarle, dicendo “getta via queste sciocchezze, per tali assurdità [egli] non è divenuto un uomo degno; essi furono introdotti sulla scena successivamente da una astuta voce dal cielo” (Cardinal Bembo: His Letters and Comments on Pope Leo X, A. L. Collins, London, 1842 reprint).  La Chiesa ammette che quelle Epistole di Paolo sono contraffatte, dicendo, “Perfino le Epistole autentiche erano assai interpolate al fine di rafforzare la visione personale dei loro autori” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vii, p. 645).  Similmente, San Geremia (-420) dichiarò che gli Atti degli Apostoli, il quinto libro del Nuovo Testamento, fu anche “falsamente scritto” (“The Letters of Jerome”, Library of the Fathers, Oxford Movement, 1833-45, vol. v, p. 445). 

Lo shock della scoperta di una antica Bibbia

Il Nuovo Testamento successivamente evolse in un testo di smaccata propaganda clericale, e la Chiesa sostenne che esso testimoniava l’intervento di un divino Gesù Cristo negli affari terreni.  Comunque, una spettacolare scoperta in un remoto monastero Egiziano ha rivelato al mondo la dimensione delle falsificazioni successive dei testi Cristiani, già essi stessi solo un “assemblaggio di favole leggendarie” (Encyclopédie, Diderot, 1759).  Il 4 Febbraio 1859, 346 fogli di un antico codice furono scoperte nella stanza della fornace del monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, e il loro contenuto fu come un’onda d’urto che attraversò il mondo Cristiano.  Assieme ad altri vecchi codici, i codici in questione erano stati destinati ad essere bruciati nella fornace per riscaldare gli abitanti del monastero nell’inverno.  Scritti in Greco su pelli d’asino, riportavano il Vecchio e Nuovo Testamento, e più tardi gli archeologi datarono la sua composizione attorno all’anno 380.  Furono scoperti dal Dr. Constantin von Tischendorf (1815-1874), un brillante e pio studioso biblico Tedesco.  Tischendorf era un professore di teologia che dedicò tutta la sua vita allo studio delle origini del Nuovo Testamento, e il suo desiderio di leggere tutti gli antichi testi Cristiani lo portò al lungo viaggio a dorso di cammello al Monastero di Santa Caterina.
Durante la sua vita, Tischendorf aveva avuto accesso ad altre antiche Bibbie non accessibili al pubblico, come la Bibbia di Alessandria (o Alessandrina), ritenuta essere la seconda più antica Bibbia al mondo.  Era così nominata perché nel 1627 fu presa da Alessandria dagli Inglesi e donata al Re Carlo I (1600-49).  Oggi essa è in mostra accanto alla più antica Bibbia al mondo, la Sinaitica, nella British Library di Londra.  Durante la sua ricerca Tischendorf ha avuto accesso al Vaticano, la Bibbia Vaticana, ritenuta essere la terza più vecchia al mondo e datata a metà del sesto secolo (The Various Versions of the Bible, Dr Constantin von Tischendorf, 1874, disponibile alla British Library).  Gli fu impedito l’accesso alla libreria interna del Vaticno.  Tischendorf chiese se potesse estrarre le annotazioni manuali, ma la sua richiesta fu respinta.  Comunque, ogni volta che il suo sorvegliante prendeva un po’ d’aria fresca, Tischendorf scrisse i racconti comparati sul palmo della mano e a volte sulle unghie (“Are Our Gospels Genuine or Not?”, Dr Constantin von Tischendorf, lecture, 1869, disponibile alla British Library).

Oggi ci sono diverse altre Bibbie scritte in vari linguaggi durante il quinto e sesto secolo, di cui per esempio la Siryacus, la Cantabrigiensis (Beza), la Sarravianus e la Marchalianus.
Un brivido di apprensione echeggiò attraverso il mondo Cristiano nell’ultimo quarto del 19° secolo, quando la versione Inglese della Bibbia del Sinai fu pubblicata.  Annotata in quelle pagine c’è l’informazione che nella Crstianità vi sono controversie sulla presunta storicità.  I Cristiani avevano [così] l’irrefutabile evidenza di falsificazioni intenzionali in tutti i moderni Nuovi Testamenti.  Il Nuovo Testamento della Bibbia del Sinai era così differente dalle versioni allora pubblicate, che la Chiesa rabbiosamente cercò di annullare la nuova drammatica prova che metteva in discussione la sua stessa esistenza.  In una serie di articoli pubblicati sul London Quarterly Review nel 1883, John W. Burgon, Decano di Chichester, usò ogni risorsa retorica a sua disposizione per attaccare l’iniziale Sinaitica, opponendogli la storia di Gesù Cristo, dicendo che “… senza un briciolo di esitazione, la Sinaitica è scandalosamente corrotta … rivelando la più vergognosa mutilazione di testi che abbiamo mai incontrato in ogni luogo; essi sono divenuti, con ogni sorta di metodi, la più grande quantità di versioni falsificate, antiche cantonate e perversioni intenzionali della verità, rinvenibili in ogni copia conosciuta della parola di Dio”.  Le preoccupazioni del Decano di Burgon rispecchiano aspetti contrastanti di storie del Vangelo allora corrente, essendo ormai evolute a un nuovo stadio attraverso secoli di manomissioni della struttura di un documento già leggendario.

Le rivelazioni dei test con luce ultravioletta

Nel 1933, il British Museum di Londra acquistò la Bibbia del Sinai dal governo Sovietico per 100,000 sterline, delle quali 65,000 erano state donate tramite sottoscrizione pubblica.  Prima dell’acquisizione, questa Bibbia era in mostra alla Libreria Imperiale di San Pietroburgo, in Russia, e “pochi studiosi vi avevano posato gli occhi” (The Daily Telegraph and Morning Post, 11 January 1938, p. 3).  Quando fu messa in mostra nel 1933 come “la Bibbia più antica al mondo” (ibid.), divenne il centro di un pellegrinaggio senza eguali nella storia del British Museum.  Prima che io riassuma le sue contraddizioni, dovrebbe essere sottolineato che questo vecchio codice non è in nessun modo una guida affidabile allo studio del Nuovo Testamento, poiché contiene sovrabbondanti errori e gravi editazioni [del testo originario].  Queste anomalie furono svelate dai risultati di mesi di esami all’ultravioletto, eseguiti dal British Museum a metà degli anni ’30.  Le scoperte rivelarono la sostituzione di numerosi passaggi, ad opera di almeno nove differenti redattori.  Le fotografie scattate durante i test hanno rivelato che i pigmenti dell’inchiostro sono stati ritenuti in profondità nei pori della pelle.  Le parole originali erano leggibili sotto la luce ultravioletta.  Chiunque desideri leggere i risultati del test, dovrebbe fare riferimento al libro scritto dai ricercatori che fecero le analisi: i Curatori del Dipartimento dei Manoscritti al British Museum (Scribes and Correctors of the Codex Sinaiticus, H. J. M. Milne and T. C. Skeat, British Museum, London, 1938).

Le falsificazioni nei Vangeli

Quando il Nuovo Testamento della Bibbia del Sinai viene confrontato con un Nuovo Testamento moderno, può essere accertato lo sconcertante numero di 14,800 alterazioni editoriali.  Queste correzioni possono essere riconosciute da una semplice comparazione che chiunque può e dovrebbe fare.  Gli studi seri delle origini Cristiane debbono prvenire dalla versione della Bibbia del Sinai, non da edizioni moderne.  Di rilievo è il fatto che la Sinaitica contiene tre Vangeli che da allora in poi sono stati eliminati: il Pastore di Erma (scritto da due resuscitati, Charinus e Lenthius), la Missiva di Barnaba, e le Odi di Salomone.  Lo spazio [qui] non permette l’elaborazione di queste bizzarre scritture e anche la discussione sui dilemmi associati alle varianti nelle traduzioni.
Le Bibbie moderne hanno cinque rimozioni nella traduzione delle versioni iniziali, e [vi sono] dispute rabbiose fra i traduttori sulle varianti di interpretazione di più di 5,000 parole antiche.  Comunque, è ciò che NON è scritto in quella antica Bibbia che imbarazza la Chiesa, e questo articolo discute solo alcune di quelle omissioni.  Un esempio evidente è sottilmente svelato nella Encyclopaedia Biblica (Adam & Charles Black, London, 1899, vol. iii, p. 3344), quando la Chiesa rivela di essere a conoscenza delle esclusioni nelle antiche Bibbie, dicendo: “L’annotazione risale a molto tempo fa … e anche il più antico dei Vangeli nulla sapeva della miracolosa nascita del nostro Salvatore”.
Questo perché non c’è mai stata una nascita da una vergine.
È evidente che quando Eusebio riunì gli scribi per scrivere le Nuove Testimonianze, produsse prima un singolo documento che funse da esemplare o versione principale.  Oggi esso è detto Vangelo di Marco, e la Chiesa lo riconosce come “il primo Vangelo scritto” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, p. 657), anche se esso oggi appare come secondo nel Nuovo Testamento.  Gli scribi dei Vangeli di Matteo e Luca dipendevano dallo scritto di Marco, come fonte e struttura per la compilazione dei loro lavori.  Il Vangelo di Giovanni è indipendente da quegli scritti, e la teoria del tardo 15° secolo secondo la quale esso fu scritto più tardi in supporto delle più antiche scritture è la verità (The Crucifixion of Truth, Tony Bushby, Joshua Books, 2004, pp. 33-40). 

Di conseguenza, il Vangelo di Marco della Bibbia del Sinai trasmette la “prima” narrazione di Gesù Cristo nella storia, completamente diversa da quella che è nelle Bibbie moderne.  Esso comincia con Gesù “all’età di circa trenta anni” (Marco 1:9), e nulla sa di Maria, una nascita da una vergine, o una strage di bambini [ordinata] da Erode.  Le parole che descrivono Gesù come “il figlio di Dio” non compaiono all’inizio del racconto come [invece] fanno nelle edizioni dei nostri giorni (Marco 1:1), e l’albero genealogico che traccia una “linea di sangue messianica” risalente al Re Davide è inesistente in tutte le Bibbie antiche, quelle che adesso sono dette “profezie messianiche” (51 in totale).  La Bibbia del Sinai contiene una versione contrastante degli eventi attorno alla “resurrezione di Lazzaro”, e rivela una straordinaria omissione [su ciò] che più tardi diviene la dottrina centrale della fede Cristiana: la resurrezione e apparizione di Gesù Cristo e la sua ascensione in Cielo.  L’apparizione soprannaturale di un Gesù Cristo risorto non è riportata da alcun antico Vangelo di Marco, ma nelle Bibbie moderne adesso compare una descrizione di oltre 500 parole (Marco 16:9-20).
Nonostante una moltitudine di interminabili autogiustificazioni degli apologisti della Chiesa, non c’è unanimità di opinione fra i Cristiani sull’inesistenza della “resurrezione” [che sarebbe] apparsa nelle descrizioni della storia fatta dagli antichi Vangeli.  Non solo queste narrazioni sono mancanti nella Bibbia del Sinai, ma sono assenti [anche] dalla Bibbia Alessandrina, dalla Bibbia Vaticana, dalla Bibbia di Beza, e da un antico manoscritto Latino di Marco, detto codice “K” dagli analisti.  Mancano anche nella più antica versione Armena del Nuovo Testamento, nei manoscritti del sesto secolo della versione Etiopica, e nella Bibbia Anglosassone del nono secolo.  Comunque, qualche Vangelo del 12° secolo ha i versi ora noti della resurrezione contrassegnati col segno dell’asterisco, usato dagli scribi per indicare passaggi spuri in un documento letterario. 

La Chiesa sostiene che “la resurrezione è l’argomento fondamentale per la nostra fede Cristiana” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xii, p. 792), tuttavia nessuna apparizione soprannaturale di un Gesù Cristo risorto è documentata in alcuno dei più remoti Vangeli di Marco disponibili.  Una resurrezione e ascensione di Gesù Cristo è condizione essenziale (“senza la quale, nulla”) della Cristianità (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xii, p. 792), confermata dalle parole di Paolo: “Se Cristo non è risorto, la nostra fede è inutile” (1 Cor. 5:17).  I versi sulla resurrezione nell’odierno Vangelo di Marco sono uiversalmente noti come falsi e la Chiesa è d’accordo, dicendo “la conclusione di Marco è dichiaratamente non genuina … quasi l’intera sezione è una compilazione successiva” (Encyclopaedia Biblica, vol. ii, p. 1880, vol. iii, pp. 1767, 1781; anche, Catholic Encyclopedia, vol. iii, sotto il titolo “The Evidence of its Spuriousness”; Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. iii, pp. 274-9 sotto il titolo “Canons”).  Imperterrita, la Chiesa ha accettato comunque la falsificazione nel suo dogma facendone la base della Cristianità.  Il corso della narrazione della resurrezione immaginaria prosegue.  Il capitolo finale del Vangelo di Giovanni (21) è una contraffazione del sesto secolo, interamente dedicata alla descrizione della resurezione di Gesù ai suoi discepoli.  La Chiesa ammette: “La sola conclusione che può essere dedotta da ciò, è che il 21° capitolo fu aggiunto dopo, e va perciò visto come un’appendice al Vangelo” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. viii, pp. 441-442; New Catholic Encyclopedia (NCE), “Gospel of John”, p. 1080; also NCE, vol. xii, p. 407).

“La Grande Aggiunta” e “La Grande Omissione”

La versione moderna del Vangelo di Luca ha incredibilmente più di 10,000 parole rispetto allo stesso Vangelo nella Bibbia del Sinai.  Sei di quelle parole dicono di Gesù “e fu trasportato su in cielo”, ma questa narrazione non appare in nessuno dei più antichi Vangeli di Luca oggi disponibili (“Three Early Doctrinal Modifications of the Text of the Gospels”, F. C. Conybeare, The Hibbert Journal, London, vol. 1, no. 1, Oct 1902, pp. 96-113).  Le antiche versioni non confermano i moderni racconti di una ascensione di Gesù Cristo, e questa falsificazione chiaramente indica una intenzione di ingannare.
Oggi, il Vangelo di Luca è il più lungo dei Vangeli canonici perché ora include “La Grande Aggiunta”, una staordinaria aggiunta del 15° secolo di circa 8,500 parole (Luca 9:51-18:14).  L’inserimento di queste falsificazioni in quel Vangelo sconcerta gli analisti Cristiani moderni, e di esse la Chiesa ha detto: “La natura di questi brani li rende pericolosi perché capaci di ingenerare illazioni” (Catholic Encyclopedia, Pecci ed., vol. ii, p. 407).
Da specificare perché importante, i più antichi Vangeli di Luca omettono tutti i versi dal 6:45 a 8:26, cosa nota fra gli ecclesiastici come “La Grande Omissione”, un totale di 1,547 parole.  Nelle odierne versioni, quel buco è stato “riempito” con passaggi plagiati da altri Vangeli.  Il Dr. Tschendorf ha scoperto che tre paragrafi nelle più recenti versioni del Vangelo di Luca riguardanti l’Ultima Cena sono apparse nel 15° secolo, ma la Chiesa ancora fa passare i suoi Vangeli come “parola di Dio” (“Are Our Gospels Genuine or Not?”, op. cit.).

L’ “Index Expurgatorius”

Come fu nel caso del Nuovo Testamento, allo stesso modo furono danneggiati gli scritti dei primi “Padri della Chiesa” modificati in secoli di ricopiature, e molti dei loro documenti furono intenzionalmente riscritti o soppressi.
Adottando i decreti del Concilio di Trento (1545-63), la Chiesa successivamente estese il metodo della cancellazione, e ordinò la preparazione di una speciale lista di informazioni da cancellare dalle prime scritture Cristiane (Delineation of Roman Catholicism, Rev. Charles Elliott, DD, G. Lane & P. P. Sandford, New York, 1842, p. 89; also, The Vatican Censors, Professor Peter Elmsley, Oxford, p. 327, pub. date n/a).  Nel 1562, il Vaticano stabilì uno speciale ufficio censorio chiamato Index Expurgatorius.  Il suo scopo era proibire le pubblicazioni di “passaggi erronei dei primi Padri della Chiesa” che contenessero dichiarazioni contrastanti con la dottrina moderna.
Quando gli archivisti del Vaticano si imbatterono in “copie genuine [degl scritti] dei Padri, essi le corressero secondo l’Index Expurgatorius” (Index Expurgatorius Vaticanus, R. Gibbings, ed., Dublin, 1837; The Literary Policy of the Church of Rome, Joseph Mendham, J. Duncan, London, 1830, 2nd ed., 1840; The Vatican Censors, op. cit., p. 328).  Questo documento della Chiesa fa sorgere nei ricercatori “gravi dubbi sull di tutte le scritture dei Padri della Chiesa rilasciate al pubblico” (The Propaganda Press of Rome, Sir James W. L. Claxton, Whitehaven Books, London, 1942, p. 182).
Importante per la nostra storia, è il fatto che l’Encyclopaedia Biblica rivela che circa 1200 anni della storia Cristiana sono sconosciuti: “Sfortunatamente, solo pochi dei documenti [della Chiesa] precedenti all’anno 1198 sono stati resi noti”.  Non fu per fortuita combinazione che, in quello stesso anno (1198) Papa Innocenzo III (1198-1216) soppresse tutti i documenti della storia più antica della Chiesa, istituendo gli Archivi Segreti (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. xv, p. 287).  Circa sette secoli e mezzo più tardi, e dopo aver speso qualche anno in quegli Archivi, il Prof. Edmond S. Bordeaux scrisse “How The Great Pan Died” [Come è morto il Grande Pan, NdT].  In un capitolo intitolato “L’unità della Chiesa non è altro che una menzogna retroattiva”, egli disse questo: “La Chiesa retrodatò tutti i suoi ultimi lavori, qualcuno fatto recentemente, qualche altro modificato, qualche altro ancora contraffatto, i quali contenevano l’espresxsione definitiva della sua storia … la sua tecnica è stata di far apparire che la gran parte dei più tardi lavori scritti dagli scittori Cristiani eeano stati composti molto tempo primax, cosicché potrssero divenire prove del primo, secondo e terzo secolo.” (How The Great Pan Died, op. cit., p. 46)

Di conforto alle scoperte del Professor Bordeaux è il fatto che, nel 1587, il Paa Sisto V (1585-90) istituì ufficialmente una divisione Vaticana per l’attività editoriale, e detto con le sue stesse parole, “la storia della Chiesa sarà ora fissata … faremo in modo di stampare per nostro conto” (Encyclopédie, Diderot, 1759).  Documenti del Vaticano rivelano anche che Sisto V spese 18 mesi della sua vita da papa scrivendo personalmente una nuova Bibbia e introdusse nel Cattolicesimo un “Nuovo Insegnamento” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. v, p. 442, vol. xv, p. 376).  La prova che la Chiesa ha scritto la sua propria storia si trova nell’ Encyclopédie di Diderot, e questo spiega il perché Papa Clemente XIII (1758-69) ordinò di distruggerne immediatamente tutti i volumi dopo la pubblicazione nel 1759.

Gli autori dei Vangeli smascherati come impostori

C’è qualcosaltro in questo scenario, ed è documentato nella Enciclopedia Cattolica.  Si comprende la mentalità clericale quando la Chiesa stessa ammette di non sapere chi ha scritto i suoi Vangeli e le Epistole, confessando che tutte quelle 27 scritture del Nuovo Testamento sono nate anonimamente:
“Se è così sembra che gli attuali titoli dei Vageli non siano attribuibili agli evangelisti stessi … essi [la raccolta dei testi del Nuovo Testamento] sono provvisti di titoli i quali, benché antichi, non risalgono ai rispettivi autori di quegli scritti.” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. vi, pp. 655-6)

La Chiesa sostiene che “i titoli dei nostri Vangeli non erano intesi per indicare la paternità”, aggiungendo che “l’intestazione … gli fu aggiunta” (Catholic Encyclopedia, Farley ed., vol. i, p. 117, vol. vi, pp. 655, 656).  Perciò essi non sono Vangeli scritti “secondo Matteo, Marco, Luca o Giovanni”, come pubblicamente asserito.  La piena forza di questa confessione svela che non ci sono Vangeli apostolici genuini, e che le scritture illusorie della Chiesa oggi esprimono le vere basi e pilastri della fondazione Cristiana e [della sua] fede.  Le conseguenze sono fatali per la pretesa delle origini divine dell’intero Nuovo Testamento, e svela come i testi Cristiani non abbiano nessuna speciale autorità.  Per secoli, falsi Vangeli hanno minato l’attestazione della Chiesa di autenticità, ora confessata come essere falsa, e questo è la prova che le scritture Cristiane sono interamente ingannevoli.
Dopo anni dedicati alla ricerca sul Nuovo Testamento, il Dr. Tischendorf espresse costernazione per le differenze fra i più antichi e i più recenti Vangeli, ed ebbe difficoltà a compendere…
“…come gli scribi potessero permettersi di apportare qua e là cambiamenti che non erano semplicemente di scelta di parole, ma tali da aver influito materialmente sul vero significato, cosa ancora peggiore, dal non essersi ritratti dal tagliare un passaggio o inserirne uno.” (Alterations to the Sinai Bible, Dr Constantin von Tischendorf, 1863, disponibile alla British Library, Londra).

Dopo anni di conferme della natura artefatta del Nuovo Testamento, un Dr. Tischendorf disilluso ammise che le edizioni moderne “sono state alterate in molte parti” e che “non possono essere accettate come vere” (When Were Our Gospels Written?, Dr Constantin von Tischendorf, 1865, British Library, Londra).

Allora cos’è la religione Cristiana?

Perciò l’importante domanda da fare è: se il Nuovo Testamento non è storico, cos’è?
Il Dr. Tischendorf offrì parte della risposta quando, nelle sue 15,000 pagine di note critiche sulla Bibbia del Sinai, disse che “a quanto pare il personaggio di Gesù Cristo fu il narratore per molte religioni”.  Questo spiega come [alcuni] racconti del poema epico Indiano, il Mahabharata, appaiano parola per parola negli odierni Vangeli (per esempio, Matteo 1:25, 2:11, 8:1-4, 9:1-8, 9:18-26), e perché [alcuni] brani del Phenomena dello statista Greco Aratus di Sicyon (271-213 AC) si ritrovano nel Nuovo Testamento.  Anche [alcuni] estratti dall’Inno a Zeus, scritto dal filosofo Greco Cleanthes (c. 331-232 AC), così come 207 parole dal Thais di Menandro (c. 343-291), uno dei “sette saggi” della Grecia.  Citazioni dal semi-leggendario poeta Greco Epimenide sono messe sulle labbra di Gesù Cristo, e sette brani dal curioso Ode a Giove (c. 150 AC, autore sconosciuto) sono ristampate nel Nuovo Testamento.
La conclusione di Tischendorf convalida le scoperte Vaticane del Professor Bordeaux, che palesano l’allegoria di Gesù Cristo derivato dal mito di Mitra, il divino figlio di Dio (Ahura Mazda) e messia dei primi re dell’Impero Persiano attorno al 400 AC.  La sua nascita in una grotta era attesa dai magi, che seguirono una stella dall’Oriente.  Essi portarono “doni in oro, incenso e mirra” (come in Matteo 2:11) e il neonatofu adorato da pastori.  Egli venne al mondo indossando il cappello mitraico, che i papi imitarono in varie fogge fino al 15° secolo.
Mitra, uno di una trinità, sta ritto su una roccia, emblema della fondazione della sua religione, e fu consacrato [con una unzione] col miele.  Dopo un’ultima cena con Helios e 11 altri compagni, Mitra fu crocifisso su una croce, avvolto in lino, posto in una tomba nella roccia e risorse il terzo giorno attorno al 25 Marzo (il plenilunio dell’equinozio di primavera, un momento che fu allora chiamato Pasqua dopo la dea babilonese Ishtar).  La distruzione fiammeggiante dell’universo era un importante dottrina del Mitraismo, un tempo in cui Mitra promise di tornare personalmente sulla Terra e salvare le anime meritevoli.  I devoti di Mitra partecipavano ad un sacra comunione banchettando con pane e vino, una cerimonia che ha un parallelo nella Eucarestia Cristiana, e la precedette di oltre quattro secoli.
La Cristianità è un adattamento del Mitraismo unito con i principii Druidici dei Caldei, qualche elemento Egizio (il libro pre-Cristiano della Rivelazione era originariamente chiamato I Misteri di Osiride e Iside), fiosofia Greca e vari aspetti dell’Induismo.

Perché non ci sono documenti storici su Gesù Cristo

Non è possibile trovare in nessuna legittima religione o scritti storici, compilati fra l’inizio del primo secolo e fino al quarto secolo, nessun riferimento a Gesù Cristo e agli eventi spettacolari che la Chiesa dice abbiano accompagnato la sua vita.  Questa conferma viene da Frederic Farrar (1831-1903) del Trinity College, Cambridge:
“È sorprendente che la storia non abbia conservato per noi nemmeno un indiscutibile o definito motto o circostanza nella vita del Salvatore dell’umanità … non c’è una dichiarazione in tutta la storia che dica che qualcuno abbia visto Gesù o abbia parlato con lui.  Nulla nella storia è più stupefacente del silenzio degli scrittori contemporanei [di Gesù] sugli eventi riportati dai quattro Vangeli.” (The Life of Christ, Frederic W. Farrar, Cassell, Londra, 1874)

Questa situazione nasce da un conflitto fra la storia e i racconti del Nuovo Testamento.  Il Dr. Tischendorf così commenta:
“Dobbiamo francamente ammettere che non abbiamo fonti di informazioni sulla vita di Gesù Cristo, oltre alle scritture ecclesiastiche assemblate durante il quarto secolo.” (Codex Sinaiticus, Dr Constantin von Tischendorf, British Library, London)

C’è una spiegazione per quei centinaia di anni di silenzio: la costruzione della Cristianità non iniziò fino a dopo il primo quarto del quarto secolo, e questo è il perché Papa Leone X (morto nel 1521) chiamò Cristo una “favola” (Cardinal Bembo: His Letters…, op. cit.).


Nota di XmX:

Può sembrare superfluo ribadire che quanto scritto nell’articolo non può ledere minimamente la Fede nel vero Cristo, che è effettivamente esistito, e nel suo messaggio universale di pace e amore. Ciò che viene ridimensionato sono solo la presunta autorità della Chiesa Cattolica, e la sua storia.  Essa ha soppresso tutto quello che era ed è funzionale alla gestione del potere secolare e al dominio delle coscienze.  L’originario messaggio datoci dal Cristo storico è di fatto ormai rintracciabile solo, in un’ottica più ampia, negli scritti della Teosofia e della Antroposofia.


Note sull’Autore:

Tony Bushby, Australiano, diviene presto un uomo d’affari e imprenditore.  Ha fondato una attività editoriale di riviste e ha speso 20 anni in ricerche, scrivendo e pubblicando le proprie riviste, soprattutto per l’Australia e la Nuova Zelanda.
Con forti credenze spirituali e un interesse nei sggetti metafisici, Tony ha sviluppato una lunga relazione con molte associazioni e società nel mondo, che hanno collaborato alla sua ricerca mettendo a disposizione i loro archivi.  Egli è l’autore di “The Bible Fraud” (2001; recensito da NEXUS 8/06 [edizione inglese, NdT] con estratti in NEXUS 9/01-03, “The Secret in the Bible” (2003; recensito in 11/02, con estratti, “Ancient Cities under the Sands of Giza”, in 11/03 e “The Crucifixion of Truth” (2005; recensito in 14/03).  Copie di questi libri sono disponibili sul sito web di NEXUS e sul sito Joshua Books all’indirizzo http://www.joshuabooks.com. Poiché Tony Bushby protegge vigorosamente la sua privacy, ogni corrispondenza sarà a lui diretta tramite NEXUS Magazine, PO Box 30, Mapleton Qld 4560, Australia, fax +61 (0) 7 5442 9381.

 Date anche un’occhiata a questo post:- http://carolemico.myblog.it/archive/2009/10/10/mitraismo.html

Le origini contraffatte del Nuovo Testamentoultima modifica: 2009-08-06T00:21:00+02:00da lemico
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