luoghi inquinati

Mostri permanenti: 10 tra i luoghi più contaminati d’Italia

 SOMMARIO

Porto Marghera (Venezia, Veneto)

Gela (Caltanissetta, Sicilia)

Priolo (Siracusa, Sicilia)

Taranto (Puglia)

Pieve Vergonte (Verbano, Piemonte)

Casale Monferrato (Alessandria, Piemonte)

Laghi di Mantova (Lombardia)

Brescia (Lombardia)

Manfredonia (Foggia, Puglia)

Pianura, Contrada Pisani (Napoli, Campania)

Taranto

ESTENSIONE: 11.374 ettari, di cui 6.991 di fondali marini e 4.383 di terreno.
CONTAMINANTI: diossine e PCB, metalli pesanti, idrocarburi, amianto.
CONTAMINATORI: industria siderurgica, petrolifera e cementifera.

Stop alla diossina, manifestazione a Taranto (© _OutOfFocus_). Taranto è un importante porto e arsenale militare fin dall’unità d’Italia. Negli anni Sessanta del Novecento fu costruito anche un gigantesco polo siderurgico, una raffineria e vari cementifici. La città divenne così un polo industriale e navale strategico per l’economia italiana, uno dei più imponenti d’Europa. Seppur ridimensionata da molte ristrutturazioni, l’attività industriale continua anche oggi a pieno ritmo: la principale azienda siderurgica è la Ilva (ex Italsider). A causa della cronica inadeguatezza dei controlli ambientali il territorio circostante l’area industriale è pesantemente contaminato, soprattutto da diossina, metalli pesanti, idrocarburi.

DIOSSINE, UOMO, TARANTO Dopo decenni di rassegnazione Taranto sta vivendo una stagione di grande mobilitazione contro l’inquinamento. Una delle prime associazioni a muoversi è stata Taranto Viva [link], fondata nel 2003: «Abbiamo cominciato con dibattiti pubblici sulla questione ambientale», spiega Stefano De Pace, il presidente, «fino ad arrivare alla pubblicazione nel febbraio 2008 dello studio Diossine, Uomo, Taranto con i risultati delle analisi commissionate al laboratorio indipendente Inca [link]. Lo studio dimostra che le concentrazioni di diossine e PCB nel sangue di 10 volontari tarantini sono fra le più elevate se paragonate a studi analoghi». Concentrazioni superate in Italia solamente dalle popolazioni di Brescia e Seveso, come risulta da un estratto [vedi pdf] dallo studio A study on PCB, PCDD/PCDF [vedi Approfondimenti]. Dai risultati divulgati è partito un effetto domino che ha coinvolto molte altre associazioni: «Quando abbiamo cominciato ad approfondire la questione siamo rimasti sconvolti», racconta Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink [link]. «Secondo il rapporto 2008 dell’Arpa Puglia, dal solo camino E312 dell’impianto di agglomerazione dell’Ilva sono fuoriusciti fino a 171 grammi di diossina all’anno. Se andiamo a vedere il Registro Europeo delle Emissioni Inquinanti scopriamo che, nel 2004, le emissioni di diossina delle industrie di tutta la Spagna sono state 75,6 grammi, quelle del Regno Unito 68,6 g, quelle della Svezia 20,6 g e quelle dell’Austria 1,5. Una sola linea di produzione italiana in un anno fa più danni di tutte le industrie di questi Paesi! E se moltiplichiamo i 171 grammi annui emessi a Taranto per i 45 anni di attività della Ilva otteniamo 7,7 kg di diossina. Che è quasi tre volte la quantità fuoriuscita a Seveso nel 1976!»

CHE FORMAGGIO! Questi dati hanno spinto Peacelink a fare un passo in più. «Nel febbraio 2008 abbiamo fatto analizzare a nostre spese un campione di formaggio prodotto da un allevatore che pascolava le sue pecore nei prati vicino all’area industriale ed è risultato che conteneva una concentrazione di diossina e PCB tre volte superiore ai limiti di legge», racconta Marescotti. Il risultato di questa iniziativa è stato purtroppo drammatico: nel dicembre 2008 sono state abbattute quasi 1.200 pecore, senza peraltro arrivare al nocciolo del problema perché la diossina rimane nei terreni e continua a contaminare coltivazioni, animali e persone. E potrebbe esserci anche qualcosa di peggio, come se non bastasse l’inquinamento chimico: a gennaio 2009 sono partiti i primi controlli dell’Ispra sulle polveri radioattive emesse dalle acciaierie. Vedremo che cosa salterà fuori.

A CHE PUNTO SIAMO? Parliamo insomma della salute di migliaia di persone, e in particolare di quella dei bambini. Per richiamare l’attenzione sulla gravità del problema nel 2007 il dottor Giuseppe Merico ha fondato l’associazione Bambini contro l’inquinamento [link]: «Alla prima manifestazione che abbiamo organizzato, nel giugno 2007, eravamo in 4.000. Nel marzo 2008, dopo qualche mese di sensibilizzazione nelle scuole, eravamo in 12.000! Un paio di mesi dopo abbiamo raccolto 2.000 tra lettere e disegni dei bambini di Taranto sul tema dell’inquinamento e ne abbiamo fatto un libro, Sognando nuvole bianche, pubblicato con il patrocinio della Regione e distribuito gratuitamente nelle scuole.» Tanta attività da parte delle associazioni non sembra tuttavia avere inciso in modo significativo: l’area industriale di Taranto è inserita tra i siti contaminati di interesse nazionale dal 1998 e nel 2007 risulta bonifica per l’1% appena (Ispra 2007). 

CERCASI TESTIMONI!

Guarda la mappa [link] con i luoghi di cui parliamo in questo dossier: hai fotografie da pubblicare sulla mappa (o sul sito di Focus.it), testimonianze, interviste, commenti, aggiornamenti? Di questi o di altri mostri permanenti d’Italia? Scrivi a info@focus.it.

   L’articolo sopra è tratto dal sito ufficiale della rivista Focus http://www.focus.it/

 

Certo che in Puglia non ci facciamo mancare nulla, . aspetta che si sono dimenticati di menzionare anche la zona di Brindisi (Cerano, Enichem, ecc.), tutta quella schifezza che troviamo sulle autovetture (quando è vento di scirocco e scendono solo quattro gocce d’acqua) si trova una marea di polvere rosastra, ci dicevano che era la sabbia del deserto (e noi abboccavamo); alcune volte si vedono delle nubi rossastre, è sempre la sabbia del deserto africano?; passi vicino alla zona industriale di Taranto e vedi muri, piante, guardarail e persino l’asfalto rossi, ti senti la bocca impastata. E noi ci siamo proprio in mezzo, quando tira lo scirocco ci arriva da Taranto (capirai, a pochi metri di distanza siderurgico, cementificio e raffineria di petrolio e non so cos’altro, sai che bel minestrone) poi quando arriva il grecale ci arriva da Brindisi (porcheria forse peggio di quella di Taranto).
E non sappiamo ancora cosa abbiamo sotto i piedi, chissa quante porcherie hanno affossato sotto terra a nostra insaputa.

Sarà un caso ma da qualche tempo nella zona si registra un forte aumento di malattie di diverso genere, prima o poi scoppiera di sicuro qualche bel casino.

 

 

 

 

 

luoghi inquinatiultima modifica: 2009-05-29T20:46:00+02:00da lemico
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