giovedì, 04 febbraio 2010

Il senso della vita

L'altra notte ho fatto un sogno strano. Mi sono ritrovato nell'antica Grecia, al seguito del grande filosofo Platone e dei suoi numerosi seguaci e discepoli, visto che stavo li ho pensato bene di approfittarne e mentre ci trovavamo tutti seduti su delle panchine di pietra (sistemate a forma di mezza luna) di fronte a lui gli chiesi "maestro mi potresti dire da chi è stato creato l'uomo?, perchè siamo nati?, perchè siamo stati creati? e qual'è il senso della vita?", la risposta fù "attendi il tuo turno come gli altri e con altri e sappi attendere", ed io come gli altri è con gli altri mi misi ad attendere, non so quanto tempo, giorni?, settimane? forse mesi?, non saprei dirlo. Intanto come era d'uso, dormivamo nella casa del maestro, provvedevamo alla pulizia della casa, alla preparazione dei pasti, accudivamo agli animali, coltivavamo dei terreni annessi alla casa, insomma provvedevamo in proprio a tutto quanto occorreva per mandare avanti la nostra comunità (vi erano persone di tutte le età e di qualsiasi estrazione e ceto sociale, persino alcune donne e anche gente di colore, in tutto forse più di un centinaio di persone). Come sempre dopo il pasto della sera, ci riunivamo tutti attorno al maestro seduti sempre nello stesso ordine e come sempre uno è solo uno (come uno solo aveva la sua risposta) rivolgeva una domanda al maestro il quale rispondeva sempre "attendi il tuo turno come gli altri e con altri e sappi attendere", poi si rivolgeva ad un'altro e dava la risposta alla sua domanda (che magari era stata rivolta mesi prima, come facesse a ricordarsi chi gli aveva rivolto la domanda è cosa gli avesse chiesto era un mistero), la risposta era come sempre impeccabbile ed esauriente. Dopo la risposta del maestro si passava a parlare dell'andamento della comunità e di altre cose meno importanti. Alcune volte il mattino successivo chi aveva ricevuto la sua risposta andava via ed il suo posto era subito occupato da un altro.

Una sera finalmente giunse il mio turno, il maestro rivolto a me disse "comincerò con il rispondere prima alla tua domanda più semplice e cioè perchè siamo nati, siamo nati perche i tuoi, i nostri genitori cosi hanno voluto (insomma faceva intendere che eravamo nati perchè i nostri genitori non si erano fatti i cazzi loro). L'uomo è stato creato da una grande divinità il cui nome è proibito pronunciare pubblicamente. Questa divinità ha creato le creature umane solo per cibarsi delle loro emozioni, del loro dolore, delle loro pene, le loro ansie, le loro paure e anche delle loro gioie.

Quindi il senso della vita è questo, esistere perchè questa divinità possa cibarsi delle nostre emozioni".

Il mattino dopo presi la mia roba ed andai via, mentre camminavo pensavo al significato di quelle parole.

Il suono della sveglia mi strappo dal mio sonno, ma quelle parole continuavano ancora ad echeggiare nella mia mente.

Cosa voleva dire quel sogno?, perchè l'avevo fatto?, e se fosse stato un sogno rivelatore?, e se il senso della nostra vita fosse veramente questo?, e perchè dopo vari giorni continuo ancora a pensarci?, possibile che un semplice sogno mi sia rimasto cosi impresso?

Cosa ne dite?   

sabato, 30 gennaio 2010

La donna ne sa una più del diavolo

Si dice che la donna ne sappia una più del diavolo, sara poi vero ma chissa?, in effetti le donne sono capaci di macchinare le trame più inpensabili ed in quanto a furbizia non sono certo da meno.

Esiste da tanto tempo il detto che la donna ne sappia una più del diavolo, ma quanti sapevano il perchè di questo detto?, vi racconto qui di seguito la storiella che diede origine a questa frase.

Si racconta che tanto tempo fa c'era una donna a cui si presentò il diavolo il quale pretendeva la sua anima, la donna gli disse "facciamo un giochetto se riesci a vincere ti darò la mia anima altrimenti mi darai un'enorme ricchezza, gioventù, bellezza, vita eterna ed andrai via per sempre", il diavolo acettò dicendo "io sono il diavolo chi vuoi che mi possa superare", allora la donna prese un pelo del suo pube e disse al diavolo "prendi questo pelo devi riuscire a farlo stare dritto senza romperlo se ci riesci vincerai", il diavolo comincio ad armeggiare con il pelo, cercando di farlo stare dritto, lo girava rigirava lo tirava lo lisciava , ma nulla quello invece di stare dritto si arricciava sempre di più, alla fine dai e ridai il pelo si ruppe.

Si dice che quella donna sia ancora viva da qualche parte a godersi la sua enorme ricchezza, gioventù e bellezza.

Non so se sia una storia vera o meno, io la sentivo raccontare quando ero ancora ragazzino.

 

venerdì, 22 gennaio 2010

La sporchia

sporchia2.jpg

Questa foto è tratta da  http://www.summagallicana.it/lessico/o/orobanche.htm

La SPORCHIA, una pianta infestante delle fave e dei piselli, i nostri avi ed i nostri genitori per generazioni hanno combattuto con tale pianta, estirpandola e bruciandola, cercando così di limitare i danni che provocava alle coltivazioni, non sapendo che tale pianta come tante altre e commestibile ed è anche molto gustosa.

 Io personalmente l'ho assaggiata per la prima volta qualche anno fa, fatta in frittata come si fa con gli asparagi (di cui ne ricorda il sapore) ed ora ne sono un entusiasta estimatore.

L'anno scorso (mese di novembre) un conoscente mi disse "ancora perdi tempo a piantare le fave?, non ti costa meno se le compri? ", io gli risposi ridendo "mica metto le fave per se stesse io semino le fave per raccogliere la sporchia", rimase a bocca aperta, anche lui non aveva mai sentito che la sporchia era commestibile.

Se volete provarla abbiate l'accortezza di raccoglierla appena spunta dalla terra (cosi è molto più tenera e saporita) scalzandola con una zappa o un palettino. Buon appetito.

Leggete l'articolo qui sotto, solo a guardare la foto mi è venuta l'acquolina in bocca.

P.S. Non venitevi a fregare la mia altrimenti mi arrabbio di brutto. 

Questo articolo è stato tratto dal sottonotato sito, di cui ringrazio gli amministratori.

http://bari-sud-valle-itria.mondodelgusto.it/2009/05/09/s...

 sporchia.jpg

"Fantasie di Cucina Mediterranea e di Arte Gastronomica Pugliese"; da pianta parassita nei campi a vera prelibatezza sulla tavola - 

"Il contadino non deve sapere, quanto è buono il formaggio con le pere"; ma anche quanto buona è la "sporchia", come è chiamata, in dialetto, nel sud-est barese.

In realtà, "qualcuno ha tradito questo segreto", poiché la "sporchia", è ormai gelosamente raccolta e commercializzata dai coltivatori di fave, in quanto sempre più conosciuta e pregiata.

L'abbondanza di "sporchia" negli anni di scarsa notorietà, rimane per tutti quelli che l'hanno vista affermarsi sulla tavola, un piacevole ricordo che mitiga solo in parte il rammarico di vederla sempre più riservata alle tasche "pesanti".

C'è da dire che nel tempo, l'uomo, anche nelle piccole coltivazioni, adottando sistemi e metodi sempre più invasivi che permettono di lavorare la terra sempre più in profondità e con l'impiego di diserbanti e antiparassitari, ha compromesso la loro spontanea ricrescita dato che i semi, in infiorescenza liberati nell'ambiente in grandi quantità, potrebbero essere vitali per parecchi anni e raggiungere notevoli distanze per mezzo dell'acqua e del vento. 

Appartenente alla famiglia delle Orobanchaceae, genere Orobanche, (dal greco orobos = legume e ànchein = soffocare), la specie "Orobanche Crenata" è quella che predilige in particolare le piante delle fave; in italiano è denominata "Succiamele delle Fave".

Si tratta di una pianta erbacea priva di clorofilla, parassita poiché nasce e si alimenta di linfa sottratta alle radici delle piante delle fave.

Il suo turione è privo di foglie, con spigatura crenata che si apre in infiorescenza al bianco-violaceo, rendendola non commestibile;  pertanto, dal momento in cui viene colta, è bene evitare di tenerla per lunghi periodi al caldo o in luoghi poco aerati per ridurre al minimo il fenomeno di infiorescenza.

Il rimedio alle "notti agitate" dei grandi coltivatori di fave, era in origine l'estirpazione e in taluni casi l'essicazione e la messa al fuoco delle piante; si tenga conto che, l'azione di queste piante parassite, ha per conseguenza il progressivo indebolimento e il ridotto sviluppo di quelle parassitizzate, con conseguenti danni al raccolto.

Con il passar del tempo, la povera manovalanza agricola che la combatteva nei campi, soprattutto per necessità, ha imparato a scoprirne il suo tipico sapore dolce con retrogusto amaro, utilizzandola sempre con maggiore frequenza nella propria alimentazione.

E' così che una minaccia è diventata "risorsa"; alimento della povera gente, oggi vera e propria prelibatezza dei menù tipici del sud barese. 

Appare nei mercati ortofrutticoli, nel periodo tra aprile e maggio con le "comari" fave novelle, fedeli compagne di viaggio nel periodo di crescita. 

In ogni caso, prima di qualsiasi tipo d'impiego, la "sporchia" va dapprima lessata, previo risciacquo approfondito, necessario per rimuovere a fondo i granelli di terra trattenuta dalla peluria che la ricopre, non prima di aver reciso la parte inferiore, generalmente più dura.

Farla bollire per cinque minuti circa, per un'adeguata cottura e tenerla in un contenitore per un paio di giorni circa, con frequenti ricambi d'acqua per "spurgarla" delle tossine che la rendono in origine particolarmente amara. Infine, strizzarla delicatamente, per fare in modo che sia eliminata l'acqua trattenuta. 

Così, può essere impiegata:

  • Condita con aglio fresco, alcune foglioline di menta, sale e olio extravergine d'oliva; di frequente sa farsi preferire alla portata che accompagna, divenendo in pratica, un contorno "piacevolmente invadente";
  • Fritta o Impanata al forno; per entrambi valgono le comuni quanto personali abitudini di preparazione e d'uso.

Il suo impiego gastronomico, sembra limitato alla nostra zona del sud barese, nonostante sia una pianta diffusa in tutto il centro-sud, isole incluse; saremmo lieti pertanto, di ospitare chiunque voglia approfondire la conoscenza di tale specialità gastronomica e siccome non è "buona usanza" presentarsi a mani vuote... "poche parole a buon intenditore".

 foto: Angelo Manghisi 

 

 

lunedì, 18 gennaio 2010

Barzellette 2

Ecco alcune barzellette, segnalatemi quella che vi piace di più.

Appena possibile ne postero altre.

Altre barzellette su questo blog le trovi a questo link

http://carolemico.myblog.it/archive/2009/09/25/barzellett...

L’autista pazzo

 

Un vecchietto con una vecchia scassatissima Fiat 500 (primo tipo), imbocca l’autostrada, dopo qualche chilomentro l’auto comincia a dare i numeri, ad un certo punto si ferma è non vuole più saperne di ripartire. Il vecchietto, preso dallo sconforto comincia a fare segni agli altri automobilisti di passaggio. L’unico a fermarsi è un giovanotto a bordo di una Maserati, il quale dice al vecchietto ““senti io di motori non ne capisco nulla, l’unica cosa che ti posso fare è trainarti sino alla prossima area di servizio e li ti farai dare un’occhiata all’auto””, il vecchietto accetto ringraziando, il giovane tiro fuori dal bagagliaio della sua autovettura un sottile cavo di acciaio con cui lego il 500 dietro alla sua Maserati, il vecchietto salì sulla 500 è la Maserati parti, stereo a tutto volume, fatti alcuni chilometri il giovane si dimentico completamente di avere al traino il 500 è comincio ad aumentare la velocita, 100, 150, 200, 250 in aumento, si mise sulla corsia di sorpasso e andava, la 500 appesa dietro sbandava a destra e a sinistra il vecchietto riusciva a mala pena a tenerla e mentre si strizzava per la paura continuava a suonare il clacson per attirare l’attenzione dell’autista della Maserati, ma quello con lo stereo a tutto volume non sentiva nulla. In quel momento si trovò a sorvolare la zona un elicottero della stradale, non vedendo il sottile cavo d’acciao che univa le due auto, il pilota chiamo via radio dicendo “”A TUTTE LE AUTOVETTURE SULL’AUTOSTRADA ......, SUL TRATTO ......, FATE ATTENZIONE, FERMATE UN PAZZO IL QUALE SU UNA FIAT 500 VECCHIO TIPO DI COLORE BIANCO, SULLA CORSIA DI SORPASSO A 280 KM ORARI CHIEDE STRADA AD UNA MASERATI””.

Il pescatore

In una città (di cui non faccio il nome per la privacy) su un ponte sotto di cui scorre uno dei fiumi più inquinati d'Italia, un uomo armato di canna da pesca è indaffarato sul bordo del parapetto del ponte, ogni tanto ritira la lenza mette qualcosa sull'amo e rilancia nel fiume, intanto ripete una parola "cinque, cinque, cinque, cinque". Dopo un poco sull'altro lato del ponte appare un'altra persona, questa vede il pescatore e scuote la testa, si affaccia dal ponte e guarda sotto dove scorre il fiume, un liquido tra il marrone ed il giallo cacca su cui galleggia un pò di tutto, buste di plastica, bottiglie, frutta marcia, pezzi di legna, qualche carogna di animale e altre immondizie e fetenzie di ogni genere. L'uomo scuote la testa e riguarda il pescatore e si dice "mha", allora preso dalla curiosità gli si avvicina e con voce canzonatoria gli fa "che fanno, abboccano, abboccano?", il pescatore intanto "cinque, cinque, cinque", poi si gira e guarda in faccia il signore e gli dice "sono qui da circa mezzora e tu sei il sesto che abbocca", il curiosone diventa tutto rosso e va via tutto inviperito, il pescatore torna ad occuparsi della canna da pesca ed intanto dice ""sei, sei, sei, sei, sei".

Ad ogn'uno la sua parte

Un anziano signore si trova davanti allo specchio completamente nudo, guarda il suo membro molliccio e gli dice "" Ma è possibbile in tanti anni quante sodisfazioni ti ho dato quanti sfizi ti ho fatto togliere ed ora tu mi hai abbandonato cosi?, non è possibbile "", in quel momento gli esce una scorreggia al che l'anziano signore sbotta "" Zitto tu, perchè anche tu hai avuto la tua parte "".

Il mandolino

Un paio di ragazzi passeggiano per strada, ad un certo punto incrociano una bella ragazza, alta, formosa, con un sedere mozzafiato, uno dei due ragazzi, guardando il sedere della ragazza esclama " Bel mandolino sai che suonate ", la ragazza si gira e gli risponde " Non suona mica sai ", il secondo ragazzo che sin'ora era stato zitto subito disse " Lo dicevo io che era rotto ".

 

Il paradiso

Un bravuomo, muore e si presenta alle porte del paradiso, trovando la porta chiusa, busso con le nocche delle mani " Toc toc ", nessuna risposta, dopo poco busso di nuovo " Toc toc toc ", niente nessuna risposta. La cosa continuo cosi per un paio d'ore nulla come se non ci fosse nessuno. Il  poveraccio aveva quasi perso la speranza, si disse ora provo un'altra volta se non mi aprono me ne vado, alzo la mano per bussare ed in quel preciso momento venne urtato da un altra persona che reggeva con entrambe le mani un grosso pacco in confezione regalo, il quale gli disse " Scusami ma questo pesa ", cosi dicendo si avvicino alla porta e diede un paio di colpetti col piede, il rumore dei colpi non si era ancora dissipato che la porta si spalanco, al che il primo uomo disse " Come io sono stato più di due ore a bussare e nessuno mi ha aperto, tu arrivi e subito ti aprono ", l'altro rispose " Vedi amico mio il fatto è che tu ai bussato con le mani, ciò voleva dire che non portavi nulla, ecco perché nessuno ti apriva ".

Morale anche in paradiso ecc. ecc.

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo